“ALTREMEMORIE”, IL PARCO DELL’ARTE CONTEMPORANEA CHE PROPONE NUOVE MEMORIE A QUELLE DELLA GUERRA

Su quelle che cent’anni fa erano le trincee della Grande guerra, oggi prendono forma energie creative emergenti e differenti che, collegate fra loro, danno luogo ad un percorso artistico inedito, generando “altre memorie”.

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Altrememorie è un parco dell’arte in continuo ampliamento, inaugurato lo scorso 28 settembre ai Prati di Oitzinger in Val Saisera, con la partecipazione straordinaria di Michelangelo Pistoletto.
Realizzato dall’associazione culturale Modo di Udine e dal curatore Manuel Fanni Canelles, il progetto coinvolge la creatività di artisti internazionali chiamati a dialogare con la natura e le memorie del luogo, producendo installazioni di arte contemporanea negli stessi luoghi dove 100 anni prima giovani di tutta Europa costruivano spazi di conflitto.

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Altrememorie vede nell’arte lo strumento per leggere il tempo, riflettere sulla propria identità e concepire il confine come possibilità di relazione invece che di chiusura.
Per la realizzazione del Parco, sono stati invitati artisti di fama internazionale che, attraverso linguaggi artistici differenti, hanno creato installazioni di arte contemporanea lungo un percorso di circa 2km, che si sviluppa su una parte dell’Alpe Adria trail e della pista di fondo Bassa Saisera.
L’inaugurazione è avvenuta al termine di una residenza artistica, attraverso un talk immerso nella natura a cura dell’associazione Leggermente sui temi della Memoria e dell’Arte con Michelangelo Pistoletto (artista), Fulvio Salimbeni (storico), Piero Sidoti (cantautore), Paolo Patui (moderatore). Un dialogo sulle questioni più che mai attuali di guerra e confini e sulla grande responsabilità dell’artista a mobilitarsi per costruire una società generativa.

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IL PARCO NEL 2015

Nei prossimi mesi il Parco andrà via via arricchendosi di nuovi interventi, sviluppando percorsi e riflessioni in continuo divenire. Per il 2015 sono previste almeno cinque nuove installazioni, la segnaletica e una mappa interattiva.
Con le fotografie di Stefano Cappella e il film di Giovanni Chiarot, verrà allestita una mostra itinerante legata al progetto, che da gennaio ad aprile 2015 si sposterà a partire da Udine e Trieste.

Gli autori e le autrici delle installazioni sono:

2014_Raffaele Cetto (Trento), Osvaldo Giuliani (Madrid, Spagna), Elena Grimaz(Udine), Andrej Koruza (Koper, Slovenia), Chiara Mu (Roma), Orietta Masin (Cervignano del Friuli), Anna Pontel (Aiello del Friuli), Laura Pozzar (Udine), Michele Tajarol (Pordenone), Marek Trizuljak (Bratislava, Repubblica Ceca).

2015_ Laura Carraro (Venezia), Mohamed Chabarik (Aleppo, Siria), Silvija Dolonga (Rijeca, Croazia), Francesco Qualizza, Rocco Repezza e Antonio Stampanato (Udine), Melita Sorola (Rijeca, Croazia), Carlo Vidoni (Tarcento, Udine).

IL PARCO E’ IN CONTINUO AMPLIAMENTO, PER SAPERNE DI PIU’  www.altrememorie.it

Altrememorie è realizzato da Associazione culturale Modo.
Con il contributo della Regione Friuli-Venezia-Giulia.
In collaborazione con cooperativa Puntozero, associazione Aghe di Poc, associazione culturale Leggermente, comune di Aviano, comune di Pozzuolo del Friuli, Isis Manzini San Daniele, Alpi Friulane, Friuli Storia e Territorio, Tree House, Amici di Valbruna.
Con il patrocinio dei comuni di Malborghetto-Valbruna e Tarvisio.

Altrememorie Parco dell'arte

Nota del curatore Altrememorie
Manuel FANNI CANELLES 

L’associazione Modo, nel concept del progetto Altrememorie, traccia una direzione precisa: “Un progetto capace di trasformare la commemorazione della Grande Guerra da mera rievocazione a rielaborazione, comprensione, riflessione su cosa siano oggi i confini e le differenze fra culture. Vogliamo portare altri giovani a costruire spazi di confronto e di pace laddove cento anni fa giovani da tutta Europa costruivano spazi di conflitto”. Definendo meglio la questione, i fatti realmente avvenuti sono alcune battaglie della prima guerra mondiale, avvenute in Val Saisera al confine tra le attuali Austria e Slovenia. Ora, il dizionario etimologico definisce la memoria come “la facoltà di riprodurre i pensieri primitivi senza che rimanga o ritorni l’occasione che li aveva suscitati” e la qualifica ancora come “cosa data, lasciata o posta in contrassegno per ricordare”.

Questo processo si attiverebbe a partire da un’occasione scatenante, matrice di suggestioni successive tali da scatenare il ricordo, evidentemente alterato ma non per questo meno personale, dell’occasione stessa. Ma cosa accadrebbe se di questo avvenimento venissero meno i testimoni del fatto e dunque l’esperienza diretta? Sarebbe comunque sempre possibile parlare di memoria senza rischiare il paradosso? E ancora, rimanendo fedeli alla citata definizione, come viene attivata la facoltà di riprodurre i pensieri primitivi di un fatto vissuto da altri e quindi incapace strutturalmente di mettere in moto il processo del ricordo?

Evidentemente la domanda andrebbe letta amplificando la dimensione del problema, passando da una misura personale a una dimensione collettiva e convertendo la facoltà di riprodurre pensieri da atto personale in azione concettuale, di natura essenzialmente antropologica. Il tema relativo alla Grande Guerra è particolarmente difficile, anche perché utilizzato spesso per fini di consenso. Ora, però, l’artista è di fatto abilitato a tradurre il pensiero primario, (ovvero quello non riconducibile ad un concetto più semplice) attraverso un processo di astrazione e oggettivazione che permette il passaggio a una comprensionepiù ampia – diremmo universale – in questo caso sulle tematiche, evidentemente contemporanee, di guerra e confine. Si è scelta dunque la residenza artistica come formula capace di sostenere un’indagine site specific sul territorio, garantendo una dimensione collettiva di lavoro, coerente con una vicenda che è pubblica sia in termini politici che antropostorici. Gli artisti invitati saranno dunque liberi di costruire uno spazio di pensiero, costituire un giudizio storico su ciò che lì è avvenuto, interrogarsi sulle sue premesse politiche e morali ma al contempo stesso di “lasciare in contrassegno per ricordare” operazione che rimanda al concetto di memoria ma contemporaneamente di monumento, che – a differenza del memoriale – è esso stesso opera d’arte. La pluralità di letture che un opera pubblica, riesce ad offrire al fruitore è la risorsa che il linguaggio visivo mette a disposizione di una società liquida e perennemente in trasformazione. La sua permanenza nello spazio pubblico, benché provvisoria e destinata ad esser riassorbita dal territorio e la sua re-interpretazione da parte dei singoli visitatori costituiscono una garanzia di dibattito e di riflessione collettiva, permettendo a uno spazio forestale e paesaggistico di amplificare il significato dei propri confini e al contempo ai visitatori di riposare lo sguardo, leggere il tempo a riflettere sulla propria identità.

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